martedì 28 dicembre 2010

Ultimo appuntamento


Da una lettera di Giovanni Schiaparelli a Percival Lowell, 1907:

Recentemente ho studiato alcune osservazioni Babilonesi di Marte. Si tratta di tentativi piuttosto informi, ma è l’inizio dell’astronomia planetaria. Questo pianeta è veramente prezioso. È stato la causa delle prime osservazioni dei Babilonesi: per suo tramite, Keplero ha scoperto le sue due prime leggi: attualmente ci vuole svelare il mistero della vita su un altro mondo. È il Marte terrestre, cioè la guerra, che bisogna abolire.
Immagine: Palazzo Brera a Milano

Ilaria, Cristina, Anna Maria, Maria Rosa, Stefano ed Agnese vi ringraziano per avere seguito il blog e vi augurano un sereno 2011.

Vi lasciamo con una buona notizia: è stato finanziato il restauro dello storico rifrattore Merz dell' Osservatorio Astronomico di Brera. La notizia la potete trovare a questo link: restauro rifrattore Merz .

martedì 21 dicembre 2010

Cose che devo fare ancora prima di morire

Il 1900, il nuovo secolo che inizia, segna per Schiaparelli la fine della direzione dell’Osservatorio.
Il grande astronomo va in pensione tra i festeggiamenti ed i tributi da ogni parte del mondo.

Tra le pagine più’ “toccanti” conservate in archivio ci sono le annotazioni del gennaio 1900, da lui stesso intitolate “Cose che debbo ancora fare prima di morire”. Eccole:





Crediti: Archivio storico dell’Osservatorio Astronomico di Brera, Fondo G. V. Schiaparelli

martedì 14 dicembre 2010

Problemi di incontinenza visti dall'astronomo


Ecco come Giovanni Celoria commentò il sonetto che proponiamo oggi, composto da Schiaparelli nell’aprile 1875:
Più si studia lo Schiaparelli e più si scoprono in lui inaspettate straordinarie attitudini della mente. Egli ed Eugenio Beltrami, due uomini di genialità tutta italiana, si proposero un giorno, con idea bizzarra, di scrivere ciascuno un sonetto a rime obbligate sul metodo dei minimi quadrati. Dalla penna dello Schiaparelli escì il più pazzesco componimento che immaginar si possa:
Quando trovar ti piaccia il baricentro
d’un orinale, oppur d’una padella,
ai minimi quadrati monta in sella,
e riuscirai perdio, o ch’i’ mi sventro.

Io che a Bessel ed a Gauss sottentro
il corso a calcolar d’ignota stella
ho la funzion phiDelta per ancella,
con la qual negli error penetro addentro.

Di calcoli non faccio parsimonia,
sebben ciò desti alcuna volta il riso
sul labbro a qualche astronomo d’Ausonia;

Che azzimato va intorno qual Narciso
rubin portando in dito o calcedonia,
preda futura a qualche circonciso.
Crediti: archivio storico dell’Osservatorio astronomico di Brera, Corrispondenza Scientifica

martedì 7 dicembre 2010

Marte per tutti


“Il grande interesse con cui si aspettano dal pubblico le notizie degli astronomi su ciò che accade nel pianeta Marte dipende dal ben naturale desiderio di sapere se esso è abitato da esseri intelligenti o almeno dotati di vita organica, animale od anche solo vegetale.”

Queste parole ci presentano il Nostro nella sua veste di divulgatore. Infatti, accanto alle sette Memorie su Marte pubblicate per l’Accademia dei Lincei e destinate agli scienziati, egli diede alle stampe anche alcuni articoli rivolti a un ampio pubblico.
Essi apparvero su riviste di larga diffusione dove venivano avidamente letti da un gran numero di non specialisti, per i quali l’interesse maggiore era proprio rappresentato dalla eventuale presenza di vita sul pianeta.
In questi scritti Schiaparelli sale sull’Ippogrifo della fantasia e si abbandona a considerazioni che mai avrebbero potuto trovare spazio in un contesto accademico.
Eccone una piccola ma interessante selezione:

“Marte dev’essere certamente il paradiso degli idraulici!
E passando ad un ordine più elevato d’idee, interessante sarà ricercare qual forma d’ordinamento sociale sia più conveniente ad un tale stato di cose, quale abbiamo descritto, se l’intreccio, anzi la comunità d’interessi, onde son fra loro inevitabilmente legati gli abitanti d’ogni valle, non rendano qui assai più pratica e più opportuna, che sulla Terra non sia, l’istituzione del socialismo collettivo, formando di ciascuna valle e dei suoi abitanti qualche cosa di simile ad un colossale falanstero per cui Marte potrebbe diventare anche il paradiso dei socialisti (…)
Di tutto questo, o caro lettore, lascio a te l’ulteriore considerazione. Io scendo dall’Ippogrifo; tu, se ti aggrada, puoi continuare la volata”.

Da La vita sul pianeta Marte. Estratto dalla rivista “Natura ed Arte”, novembre 1895.



“Dobbiamo anche confidare un poco in ciò, che Galileo chiamava la cortesia della Natura, in grazia della quale talvolta da parte inaspettata sorge un raggio di luce ad illuminare argomenti prima creduti inaccessibili alle nostre speculazioni; di che un bell’esempio abbiamo nella chimica celeste. Speriamo adunque, e studiamo.”

Da Il pianeta Marte. Estratto dalla rivista “Natura ed Arte”, febbraio 1893.

“Lo studio di tutti questi enigmi è appena cominciato; nulla ancora vi ha di certo sui principi a cui si dovrà appoggiare una razionale interpretazione dei medesimi. Tutto dipenderà dai progressi che farà nei prossimi anni la rappresentazione fotografica di Marte.”

Da Il pianeta Marte. Estratto dalla rivista “Natura ed Arte”, dicembre 1909.

“Come si vede non manca all’astronomia la materia di nuove scoperte e di nuovi trionfi. Manca piuttosto ad essa un sufficiente numero di cultori armati con istrumenti atti alla risoluzione dei più ardui problemi.
I grandi telescopi di cui sopra si è parlato, sono, e per qualche tempo saranno ancora, molto rari a cagione del loro costo, che si novera per centinaia di mila lire.
La moltiplicazione di questi e di altri simili dispendiosi apparati scientifici avverrà soltanto quando le nazioni, cessando dallo sprecare il meglio delle loro forze nel nuocersi reciprocamente, potranno occuparsi alquanto della loro felicità e del loro perfezionamento. Allora forse sentiremo parlare un po’ meno di Amstrong e Krupp, e un poco più di Merz, di Cooke e di Alvan Clark.”

Da Il pianeta Marte e i moderni telescopi. Estratto dalla rivista “Nuova Antologia”, 1878.

Crediti: Archivio storico e Biblioteca dell’Osservatorio astronomico di Brera

Crediti immagini: APOD 18 luglio 2001 - APOD 15 maggio 2006

martedì 30 novembre 2010

Un amico da sempre: Giovanni Keplero


Un sogno attraversò la mente di Schiaparelli fin dalla giovinezza: compilare una storia organica dell’astronomia, come avevano fatto, tra la fine del Settecento e l’inizio dell’Ottocento, gli astronomi francesi J. S. Bailly e J. B. Delambre.
Schiaparelli non riuscì a completare un vero e proprio trattato, ma i suoi numerosi scritti sulla storia dell’astronomia antica rappresentano ancora oggi un caposaldo di riferimento per gli studiosi.
Alla ricerca storica Schiaparelli si applicò con lo stesso metodo e con la stessa tenacia di quanto fece per la ricerca osservativa e, sempre, con una particolare attenzioni alle fonti originali: alla fine della sua vita era in grado di leggere la lingua greca, ebraica, assira e babilonese e in queste lingue sapeva anche scrivere.
Tra gli astronomi “moderni”, poi, Schiaparelli si sentì sempre in profonda sintonia con il grande Keplero, del quale, nel 1857, scrive così nel suo diario da Berlino:

“Ho comperato appunto da Nicolai la prima parte della nuova edizione delle opere di Keplero…che uomo bizzarro e simpatico. In verità la mia testa è piccola piccola, ma pur simile alla sua. Anch’egli ha il vizio di divagare col pensiero in mille stravaganze; e anch’egli arriva alla settima pagina delle sue lettere senza aver fatto ancora parola del suo negozio principale. Egli dice in un certo luogo che l’anima di Pitagora è passata in lui; così io potrei dire che la sua è passata in me. Ambedue ci chiamiamo Giovanni; ambedue abbiamo grande simpatia per le speculazioni che riguardano l’Armonia del mondo; se al suo nome si aggiunge una S davanti al suo modo Ollandese, troviamo Skeppler, e quivi sono le stesse radicali che in Skiapparel! Ah, brutto pazzo!…Continuo a leggere ardentemente le opere di Keplero. Quest’uomo mi attrae in modo invincibile…. Joannes Skepplerus”
Crediti: Archivio storico dell'Osservatorio di Brera, Fondo G. V. Schiaparelli

mercoledì 17 novembre 2010

Quante belle cose!


Nel febbraio 1857 Giovanni lascia Torino, la famiglia, gli amici e parte per il viaggio che lo porterà a studiare a Berlino e poi a San Pietroburgo. Tornerà nel 1860, con in tasca la nomina a Secondo astronomo dell’Osservatorio di Brera. Così scrive nel suo diario:
Cose fatte nel mese di febbrajo
Metà del mese fu impiegato in preparativi, l’altra metà nel viaggio:
2 giorni a Savigliano
14 in Torino
1 in Savoja
1 in Lione
8 in Parigi
2 in Bruxelles
Riscossi franchi 825.
È uno dei più bei mesi della mia vita.
E vidi tante cose che per un pezzo non ne vedrò più.
Crediti: Archivio storico dell’Osservatorio astronomico di Brera, Fondo G. V. Schiaparelli

Crediti immagine: APOD del 4 novembre 2010
( http://www.brera.mi.astro.it/apod/ap101104.html)

martedì 9 novembre 2010

Una finestra su Montecitorio: 11 giugno 1878

Siamo a Roma, Camera dei Deputati, 10 giugno 1878. L’assemblea è impegnata nella “discussione dello schema di legge per l’acquisto di un refrattore equatoriale da collocarsi nell’Osservatorio di Brera”. Si tratta del telescopio Merz da 49 cm di diametro. Costo: 250.000 euro.
Discussione caldissima; il deputato Majocchi, prima di votare contro la proposta chiede, con grande ironia, il “decentramento tributario” per la provincia di Milano, in modo che essa “dopo che avrà liberato dalla tassa sul macinato due terzi della sua popolazione agricola, povera, che si nutre solo di granoturco, provvederà da sé stessa all’acquisto di un refrattore anche di 50 centimetri, non di soli 49.”
Alla fine l’acquisto viene approvato e, il giorno dopo, Quintino Sella così scrive al suo amico Schiaparelli:


Martedi 11 giugno 1878
Caro Amico,
eccoti il risultato della votazione a scrutinio segreto:
Favorevoli: 192
Contrari: 37
Votanti: 229

La votazione è veramente splendida. E negli uffici e nella Camera si disse esplicitamente che si dava il canocchiale perché vi era un astronomo che lo valeva.
La stima che si ha di te ci entrò per moltissimo nel voto.
Puoi quindi essere lieto e fiero della dimostrazione solenne tanto, che non ne ricordo l’eguale, che ti diede la tua patria.
I 37 voti contrari non eccedono che di una quindicina i soliti voti contrari a qualsiasi legge. Sono quindici determinati a votare contro qualunque spesa ed anche questo sentimento si capisce e va rispettato.

L’ultima sera mi parlasti di libri che trattano di antiche misure. Mandami l’indicazione dei libri od i libri stessi se sono a tua disposizione. Non li terrei gran tempo, ed ho la virtù rarissima di restituire i libri, perché mi spiace molto quando non mi sono restituiti.
Addio.
Tuo affezionatissimo
Quintino Sella


Crediti: Archivio storico dell’Osservatorio astronomico di Brera, Fondo G. V. Schiaparelli.








mercoledì 3 novembre 2010

Quanto conta l'istruzione?



Ecco cosa scriveva Schiaparelli a proposito della scuola:


“In quel tempo non v’era altra via per le Matematiche, nell’Università di Torino, che la carriera dell’Ingegnere; ebbene, per poter proseguire la linea di studi che più mi si confaceva, mi rassegnai a diventare ingegnere; e, nel novembre del 1850, fui iscritto a quel corso. Vi prevaleva il sistema di insegnare poco e bene. Una severità draconiana negli esami allontanava presto i pigri, i deboli e gli inetti. Di 55 che entrammo nel primo anno, uscimmo 15 dal quarto, laureati: è vero che di questi 15, tre diventarono più tardi senatori del regno, due arrivarono nell’esercito al grado di tenente generale, ed uno alla dignità di ministro del Re d’Italia. Tutti, professori e scolari, facevano il loro dovere; e non si perdonava ad alcuno.”


G.V. Schiaparelli, Lettera a Onorato Roux, 29 aprile 1907

Immagine: Disegno a matita di comete fatto da G. V. Schiaparelli durante gli anni universitari

martedì 26 ottobre 2010

Nuova vita per il grande Merz


Ecco un’altra iniziativa dell’Anno Schiaparelliano: il restauro dei disegni originali del "Merz grande" (come è conosciuto qui in Osservatorio), ovvero il secondo telescopio utilizzato da Schiaparelli.
Lo strumento, un rifrattore equatoriale Merz-Repsold acquistato dal Governo italiano nel 1878, era dotato di un obiettivo dal diametro di 49 cm e aveva lunghezza focale di quasi 7 m; esso entrò in funzione a Brera nel 1886.
Il telescopio ebbe alterne vicende, che si conclusero con il suo trasferimento a Merate, dove ora si trova in attesa di restauro.
Nell’archivio dell’Osservatorio sono conservati gli schemi costruttivi dello strumento: cinque disegni su carta da lucido, strettamente arrotolati, impossibili da aprire senza romperli.
La scorsa settimana la restauratrice Viviana Molinari ha prelevato i disegni per procedere al loro restauro e per poterli poi, finalmente, consultare.

Per gli interessati, ecco qualche dettaglio tecnico:
  • Pulitura a secco dei supporti con pennelli e gomme morbide prestando particolare attenzione a non cancellare le annotazioni a matita.
  • Test di solubilità degli inchiostri manoscritti. Tale operazione permetterà di valutare la tenuta degli inchiostri e di operare conseguentemente dosando l’umidità da utilizzare nelle fasi successive.
  • Umidificazione per capillarità con Gore-Tex per ammorbidire i supporti e per attenuare le ondulazioni e le pieghe più evidenti. L’utilizzo del Gore-Tex permetterà di effettuare anche un blando lavaggio per filtrazione per trasportare lo sporco più persistente.
  • Spianamento delle planimetrie tra tessuti non tessuti e carte assorbenti sotto peso sino a completa asciugatura.
  • Rammendo lacune e strappi con veli e carte giapponesi di idonea grammatura e Tylose al 5%.
  • Integrazione cromatica delle lacune con acquerelli Winsor & Newton e matite Faber-Castell.

Alla fine i disegni non verranno più arrotolati, ma conservati distesi.

Il loro ritorno è previsto per l’inizio del prossimo anno

Immagine: Viviana Molinari con i disegni del telescopio in partenza per il restauro.

martedì 19 ottobre 2010

O tempora! O mores!





Per non essere fatto Senatore

Lettera di G. V. Schiaparelli a Paolo Boselli, Ministro della Pubblica Istruzione, 27 gennaio 1889:

“In una lista ipotetica dei nuovi Senatori, pubblicata dai giornali di quest’oggi, trovo il nome di Schiaparelli. Oltre a me vi sono in Italia diverse persone che portano questo nome e che avrebbero titoli sufficienti alla dignità senatoriale, e se ad alcuna di queste persone si riferisce la nomina in discussione non vi è altro da dire: Vostra Eccellenza può buttar via questa lettera che non ha in tal caso alcun scopo.
I segni di alta benevolenza di cui in altra occasione Vostra Eccellenza ha voluto onorarmi potrebbero tuttavia rendere in qualche modo meno ardita la supposizione che si trattasse del mio povero individuo. Se così fosse veramente la mia riconoscenza verso l’Eccellenza Vostra non avrebbe limiti. Nondimeno dovrei pregarla insistentemente e con tutte le forze di cui sono capace di cancellare quel nome dalla lista e di non farne nulla.
Non è che io non apprezzi come conviene un onore, che è forse la più alta distinzione che la patria possa offrire a quelli che la servono; non è neppure un atto di falsa modestia, che potrebbe anzi interpretarsi come derivante da smisurato orgoglio. Né l’una né l’altra cosa, Eccellenza!
Io non voglio esser Senatore perché non posso adempire ai doveri inerenti a sì elevata dignità. Io non ho la più piccola idea di argomenti politici e amministrativi. Io non posso adattarmi ai lunghi e frequenti viaggi di ferrovia, e nulla valgo nelle discussioni. Io non potrei mai andare al Senato e non sarei quindi un Senatore affatto inutile.
Già ho il dispiacere e il rimorso di essere stato messo per forza nel Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione, alle cui sedute mi è impossibile di assistere e dove sono un membro affatto ozioso.
Se vuole che io faccia qualcosa pel mio Paese mi conceda di non allontanarmi dalla Specola. Qui vi è un grande telescopio che ha costato alla Nazione una grossa somma e che io sono tenuto a far fruttare per la scienza e per l’onore del nostro Paese. Uomini egregi per accrescere lustro al Senato non mancano in Italia: the right man in the right place!
Voglia scusare l’arditezza di questa lettera, la quale forse del resto può essere perfettamente inutile, se si tratta di pensare da me diversamente.
E mi avrà sempre obbediente a tutti i suoi ordini nelle cose che non sovrastano i limiti delle mie forze.
Dell’Eccellenza Vostra devotissimo
G. V. Schiaparelli”.

Schiaparelli si recò a Roma a prestare giuramento in Senato solo dieci anni dopo, il 18 novembre 1898.


Credits: Archivio storico dell’Osservatorio astronomico di Brera, Corrispondenza Scientifica

martedì 12 ottobre 2010

La notte


Certo è che la città, in mezzo alla quale la Specola si trova, si estende rapidamente da tutte le parti: il fumo del carbone rende l’atmosfera sempre più opaca, e l’abuso della luce elettrica comincia a toglier molto dell’oscurità della notte.

G. V. Schiaparelli, Materiali per una cronaca dell'Osservatorio di Brera, 1893

Crediti: Fotografia di Mario Carpino scattata dai tetti dell’Osservatorio nel marzo 2010

domenica 3 ottobre 2010

Il giorno


Il far nulla è sempre stato per me un supplizio: fino al 65° anno il mio divertimento principale fu nel far lunghe passeggiate. Più tardi queste diminuirono, ed ora quando sono in città non esco più. Il rumore della città mi fa male e le strade di Milano sono diventate per me impraticabili per questa ragione


da: G. V. Schiaparelli, Sul metodo del lavoro intellettuale, 1907

Crediti: Fotografia di Mario Carpino scattata dai tetti dell’Osservatorio nel marzo 2010.

domenica 26 settembre 2010

A proposito delle previsioni del tempo


"La previsione del tempo! È quanto dire la pietra filosofale dei nostri giorni.
Questa previsione o è empirica, e limitata a brevissima scadenza, ed allora non ci conduce molto al di là di quanto insegna ai nostri campagnuoli la lunga esperienza del clima locale; o si vuole estendere al di là del domani, e fondare sopra una cognizione completa del meccanismo atmosferico, e allora pur troppo si deve confessare che questa scienza non esiste, ed è tuttavia nascosta nelle nebbie dell’avvenire. Sarà dunque opportuno che si cessi una volta dal promettere alle popolazioni a nome della scienza ciò che oggi la scienza non può dare."

G. V. Schiaparelli, Topografia e clima di Milano, 1881

Crediti: Biblioteca dell’Osservatorio astronomico di Brera

Crediti e Copyright immagine: Isaac Gutiérrez Pascual (Spain) - APOD del 15 settembre 2010

mercoledì 15 settembre 2010

Resoconto delle cose fatte nel mese di novembre 1857, a Berlino



Questo mese fu uno dei più tranquilli e dei meno fruttiferi. La mancanza di denaro a cui la mia eccessiva filantropia mi conduce verso il fine di ciascun trimestre, aiutata dalla noncuranza di quelli che mi debbono spedire questa merca indispensabile allo studio, inoltre un malessere che terminò in un raffreddore grave e in una febbre, indi una inevitabile convalescenza mi tolsero quasi tutto il mese. Unii molte lezioni all’Università, di cui molte utili, e parecchie inutili.

Diario di G. V. Schiaparelli a Berlino, novembre 1857

Crediti: Archivio storico dell’Osservatorio astronomico di Brera, Fondo G. V. Schiaparelli

Crediti e Copyright immagine: Babak Tafreshi (TWAN) - APOD del 27 agosto 2010

domenica 5 settembre 2010

Siete tutti invitati!





Siete tutti invitati all’inaugurazione della Mostra
martedì 14 settembre, alle ore 18:30,
presso la Sala Maria Teresa della Biblioteca Nazionale Braidense,
in via Brera 28 a Milano.

Dopo i saluti istituzionali Piero Bianucci, giornalista, terrà la conferenza:
"Giovanni Schiaparelli da Savigliano a Brera
Nascita di una vocazione scientifica
"

Vi aspettiamo, l'ingresso e` libero per tutti.

Di seguito gli eventi collegati alla mostra:



Scarica in formato pdf l’invito all'inaugurazione (648 Kb) --> invito

Scarica in formato pdf il comunicato stampa della mostra (190 Kb) --> comunicato stampa

Una video-intervista ad Agnese Mandrino, curatrice dalla mostra insieme ad Anna Lombardi, scaricabile e utilizzabile in varie risoluzioni per il broadcasting o per link web è disponibile al sito:
http://www.media.inaf.it/gallery/v/video/servizi/schiaparelli-100-anni-dopo.flv.html


domenica 29 agosto 2010

Calze, camicie, frack e bottoni sullo sfondo del trattato di Parigi


29 aprile 1856
Carissimi genitori,
vi scrivo affinchè colla cassetta ci mandiate alcune cose che ci occorrono.
Primieramente degli asciugamani dei quali siamo affatto senza. Dei calzetti e delle camicie in abbondanza dovendo tutti i giorni prendere un bagnato di sudore e star non meno di cinque ore al sole con quelli dell’Istituto tecnico.
Il pestare i prati e i campi ha fatto sì che ho stracciato le mie scarpe migliori: vi prego dunque di farmene fare, altrimenti sarò obbligato a comperarmene qui.
Similmente il fracco ha i bottoni guasti perchè non sono altro che una ruota di legno vestita di seta. fate il piacere di mandarne 3 o 4 che possa mettere in luogo di quelli che non servono più. Il loro diametro è quello del circolo qui vicino, affinchè sappiate di qual grandezza vanno.



Tutti stanno bene.
Ieri si è pubblicato il Trattato di Pace. I Piemontesi si grattano.

vostro affezionato figlio Giovanni Virginio

P.S. Il Congresso di Parigi, che si concluse con la firma del Trattato omonimo, si tenne tra febbraio e aprile 1856, atto conclusivo della Guerra di Crimea. Il conte di Cavour sedette al tavolo delle trattative come rappresentante del Regno Sabaudo; non ottenne vantaggi territoriali ma portò per la prima volta all’attenzione internazionale la situazione dell’Italia oppressa dall’Austria.

Crediti: Archivio Storico dell’Osservatorio astronomico di Brera, Fondo G. V. Schiaparelli.


domenica 22 agosto 2010

Come e` nata l'astronomia?


Sentiamolo dalle parole di Schiaparelli, in uno dei suoi tanti scritti dedicati all’astronomia antica.

Nelle prime epoche della storia le scienze e le arti sono state insegnate agli uomini dal desiderio di soddisfare alle necessità od alle comodità della vita; e da tal fonte dobbiamo pure riconoscere le origini dell’Astronomia. Anche nello stato della più rozza barbarie preistorica l’uomo ha dovuto portar la sua attenzione sui fenomeni celesti, e primamente su quelli, da cui in tutto od in parte dipendeva il rinnovarsi periodico dei suoi bisogni e l’ordine delle sue occupazioni. L’alternarsi rapido dei giorni e delle notti, la vicenda più lenta, ma non meno per lui importante, delle stagioni, il ritorno delle fasi lunari a regolati intervalli, e la varietà dell’illuminazione notturna che da esse deriva, han dovuto in ogni tempo ed in ogni luogo essere oggetto di attenzione e di riflessione pratica al cacciatore, al pastore ed al coltivator della terra. Tali nozioni debbono quindi esser considerate come partinomio comune delle prime generazioni umane, anche di quelle che in progresso di tempo non seppero elevarsi al di sopra dello stato selvaggio.

Crediti: G. V. Schiaparelli, I primordi dell’astronomia presso i Babilonesi, 1908
Biblioteca dell’Osservatorio astronomico di Brera

Crediti immagine: La porta di Ishtar al Pergamon Museum di Berlino - da wikipedia

martedì 10 agosto 2010

CI SIAMO: LE STELLE CADENTI!!!



Giovanni Schiaparelli, nato nel 1835 e morto nel 1910, e Giovanni Pascoli, nato nel 1855 e morto nel 1912: non si sono mai incontrati (per quel che ne sappiamo finora…) ma le loro vite, per buona parte, hanno coinciso. E anche le stelle cadenti, in qualche modo, “appartengono” ad entrambi: il primo ne ha fornito la spiegazione scientifica, il secondo le ha raccontate con parole che tutti portiamo nel cuore.

PRIMA LO SCIENZIATO…

"Ma per lo più sembra che i pezzi distaccati dal nucleo principale [di una cometa] siano minutissimi e numerosissimi, ch’esso si vada disfacendo per esempio a quel modo che fa un pezzo di sale gettato sul fuoco, che si risolve in scintille piccolissime e numerosissime. In questo caso si forma lungo la strada percorsa dal nucleo una specie di corrente o di processione di corpuscoli, che finisce col tempo per occupare in parte od anche tutta l’orbita della cometa, muovendosi lungo quella. Molte comete, se non tutte, hanno formato lungo il loro corso un simile codazzo: e gli intervalli planetari sono popolati di questi corpuscoli risultanti dallo sfasciamento parziale delle comete. Quando la Terra, nel suo giro annuo, attraversa una di tali processioni, incontra una parte di quei corpuscoli, ciascuno dei quali, infiammandosi a contatto dell’atmosfera terreste, vi brucia e vi si perde dopo brevissimo tempo, formando così ciò che si chiama una stella cadente.
Le stelle cadenti sono dunque nient’altro che particelle minute di corpi planetari abbandonate nello spazio celeste, e raccolte successivamente dalla Terra nell’annuale suo giro."

Giovanni Schiaparelli, La cometa del 1882, 1883


E POI IL POETA

San Lorenzo , io lo so perché tanto
di stelle per l'aria tranquilla
arde e cade, perché si gran pianto
nel concavo cielo sfavilla.

Ritornava una rondine al tetto :
l'uccisero: cadde tra i spini;
ella aveva nel becco un insetto:
la cena dei suoi rondinini.

Ora è là, come in croce, che tende
quel verme a quel cielo lontano;
e il suo nido è nell'ombra, che attende,
che pigola sempre più piano.

Anche un uomo tornava al suo nido:
l'uccisero: disse: Perdono ;
e restò negli aperti occhi un grido:
portava due bambole in dono.

Ora là, nella casa romita,
lo aspettano, aspettano in vano:
egli immobile, attonito, addita
le bambole al cielo lontano.

E tu, Cielo, dall'alto dei mondi
sereni, infinito, immortale,
oh! d'un pianto di stelle lo inondi
quest'atomo opaco del Male!

Giovanni Pascoli, X agosto, 1891

Buone stelle cadenti e buon Ferragosto da tutti noi del Blog con questa canzone!
Per vedere il video di youtube devi avere Flash Player 10.

Crediti & Copyright: Alex Tudorica, Romanian Society for Meteors and Astronomy
Faculty of Physics, Bucharest University - APOD 11 settembre 2008

lunedì 2 agosto 2010

FRESCURA SPAZIALE



“Ancora una cosa, e poi ho finito. Nelle regioni più elevate dell'atmosfera, dove si accendono le stelle cadenti regna un freddo estremamente intenso, e più intenso è ancora il freddo che regna nello spazio planetario, la cui temperatura secondo le stime più modeste sarebbe di circa 150° sotto lo zero. Anzi altri pretendono che sia addirittura di 273°, che è il più gran freddo possibile e corrisponde alla mancanza totale di calore. Come dunque, direte voi, come avviene che in luogo così freddo la materia delle stelle cadenti possa riscaldarsi al punto da sciogliersi in vapori? E dove prendono il calore a ciò necessario?
Per capir questo basta considerare che quei proiettili celesti entrano nell'atmosfera con una velocità enorme, compresa fra 16 mila e 72 mila metri per minuto secondo: laddove quella delle palle da fucile o da cannone non suole passare molto 500 metri per minuto secondo. … L'aria non ha tempo di far luogo al proiettile, e di sfuggire lateralmente, essa si comprime fortemente davanti alla sua superficie anteriore. Or l'aria compressa con violenza si scalda; e con un calcolo plausibile si trova che il calore sviluppato dalla compressione durante l'avanzarsi della meteora può salire a 10000 gradi e più; il che è quanto basta per fondere qualsiasi corpo più refrattario, e ridurlo anche in vapori.”

da: G.V. Schiaparelli La pioggia delle stelle, conferenza a favore della Pensione Benefica per giovani lavoratrici la domenica 14 febbraio 1886

Crediti: Biblioteca dell'Osservatorio Astronomico di Brera.
Crediti immagine & Copyright: Tony Rowell / Astrophotostore.com - da APOD del 1 maggio 2009

Ci rivediamo con le stelle cadenti del 10 agosto!!

lunedì 26 luglio 2010

PROBLEMI DI IERI, PROBLEMI DI OGGI...



“In tal modo io spiegavo le ali a volo sempre più ardito e più franco verso la desiderata meta; ma ben presto venne la dura realtà a tirarmi giù verso la terra. Per darmi agio a studiare, mio Padre aveva esaurito tutti i suoi piccoli mezzi: era giusto che io cominciassi a pensare a me medesimo. Non dirò delle angoscie morali da me subite in quel tempo. Un tentativo di diventar assistente all'Osservatorio di Torino (allora occupato dal solo plana, vecchiocadente) fu subito respinto. E lo stesso avvenne di altri tentativi analoghi per entrare, in qualche modo, nell'Università; i posti eran tutti occupati. Io sentiva in me che non avrei potuto riuscire né come ingegnere pratico né come architetto, né come uomo d'affari: caddi in una nera malinconia e cominciai a dubitare di me medesimo.“

da: G.V. Schiaparelli Lettera autobiografica a Onorato Roux, 1910

Crediti: Biblioteca dell'Osservatorio Astronomico di Brera.
Crediti immagine: Hubble Heritage Team (STScI / AURA), Y. Chu (UIUC) et al., NASA - da APOD del 4 luglio 2003.

domenica 18 luglio 2010

TRA ALIENI E ARIANI…



“Molti negano addirittura la possibilità che esistano nell’Universo esseri intelligenti, o anche solo animati, altrove che sulla Terra.
Il celebre geografo Carlo Ritter soleva cominciare il suo corso di Geografia all’università di Berlino, col dimostrare, che fra tutti i pianeti la Terra soltanto ha le condizioni necessarie per lo sviluppo della vita organica. È vero tuttavia che, poco dopo ei passava a dimostrare che di tutte le regioni del globo, la Germania settentrionale è la più propria allo sviluppo di nobili e perfette qualità nella razza umana.
Nell’un caso e nell’altro i suoi argomenti avevano press’a poco lo stesso peso.”

da: G. V. Schiaparelli, Gli abitanti di altri mondi. Strenna popolare per l’anno 1889 a beneficio dei vecchi tipografi milanesi.
Biblioteca dell’Osservatorio astronomico di Brera

Crediti immagine: "Orbiting Astronaut Reflects Earth" by Clayton C. Anderson, Expedition 15 Crew, NASA - APOD del 23 gennaio 2008

lunedì 12 luglio 2010

Perche` le mappe di Marte di Schiaparelli erano cosi` diverse da quelle di altri astronomi?

La ragione sta tutta nel metodo.
Gli astronomi precedenti (Beer e Maedler, Kaiser, Lockyer, Proctor tanto per ricordarne qualcuno) avevano fondato la loro cartografia “quasi eclusivamente sopra disegni fatti a vista d’occhio”.
Schiaparelli, invece, applica allo studio e alla mappatura di Marte i metodi cartografici appresi negli studi da ingegnere. E infatti così scrive: “Volendo fondare la topografia di Marte su basi esatte, conviene seguire lo stesso principio, che si usa per la topografia terrestre. Un certo numero di punti distinti e facili a riconoscere, distribuiti con la maggior possibile uniformità su tutta la superficie del pianeta, si prende come rete fondamentale e si cerca di ottenerne la posizione con la massima esattezza. Tra questi poi s’interpolano le linee del tracciamento ed i minuti particolari a semplice estimazione d’occhio”.
Le sue mappe, quindi, sono molto più precise, nitide e ricche di particolari.

Ecco la mappa di Maedler e Beer (1841):



Ecco la mappa di Schiaparelli del 1878:



Qui uno dei tanti planisferi di Marte conservati in archivio:


Crediti: Archivio Biblioteca Osservatorio Astronomico di Brera

domenica 4 luglio 2010

4 LUGLIO 1910 - 4 LUGLIO 2010

Schiaparelli 100 anni dopo - Un video dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF) all’Osservatorio Astronomico di Brera (su Astrochannel – La TV INAF aggiornata 24 ore su 24)

























Crediti
: Archivio Storico dell’Osservatorio di Brera, Corrispondenza Scientifica, cart. 187.
Immagine a maggiore risoluzione (10 Mb) al link
4 luglio 2010 - annuncio della morte di G.V. Schiaparelli.


lunedì 28 giugno 2010

PRIMA DELLA PARTENZA: TRANQUILLIZZARE I GENITORI



È il 18 gennaio 1875. Di lì a poco Schiaparelli sarebbe partito per Berlino. Ecco cosa scrive ai suoi genitori:
“Intanto perché siate tranquilli, vi scriverò da Chambery, da Parigi, da Bruxelles, da Colonia e da Berlino, cosichè potrete seguitarmi cogli occhi sulla carta.
Finalmente poi non vado nel paese del Barbari, la Francia e l’Alemagna sono nazioni civili, dove i mezzi di trasporto, di comunicazione e di vita sono anche più facili che da noi, e dove si hanno comodità che noi non abbiamo. Se si trattasse di andar nella China, o nell’interno dell’Africa, i vostri timori sarebbero fondati, ma a Berlino, città di 450 mila abitanti, e la più pulita e la più bella dell’Alemagna, dove per testimonianza di tutti quelli che vi son stati si vive meglio che in qualunque altra capitale, questo timori non sono fondati.
Anzi dovete rallegrarvi che improvvisamente mi si è aperta questa strada d’avanzamento, quale io non avrei mai sperato. E sì che invidiano la mia sorte non solo i miei compagni, ma parecchi dottori di Collegio: prova questa che la mia posizione è assai bella, e molti vorrebbero oggi trovarsi nelle mie brache.”

Crediti: Archivio Storico dell’Osservatorio di Brera, Fondo G. V. Schiaparelli, cart. 370 - Wikipedia (foto): Baeblich-Becker
Scansione da Janos Frecot & Helmut Geisert: Berlin in frühen Photographien 1857–1913. Schirmer/Mosel, Munich 1984. ISBN 3-88814-984-3.

lunedì 21 giugno 2010

CIMELI BIBLIOGRAFICI TRA GALILEO E SCHIAPARELLI

La settimana scorsa il blog ha taciuto, causa preparazione dell’esposizione del Sidereus Nuncius di Galileo Galilei (quest’anno ricorrono i quattrocento anni della sua pubblicazione) al Palazzo Reale di Milano, dove il libro resterà visibile fino al 27 giugno.

Qui qualche immagine dell’avvenimento:
http://milano.repubblica.it/cronaca/2010/06/15/foto/galileo_i_400_anni_del_sidereus_nuncius-4860918/1/

Quale migliore occasione, quindi, per parlare di Schiaparelli bibliografo?

L’amore per i libri accompagnò il nostro per tutta la sua vita. Nella “Lettera biografica ad Onorato Roux” Schiaparelli ricorda addirittura i libri di lettura delle scuole elementari, “un vecchio libro trovato in casa” intitolato La geografia ad uso dei Principi e un altro libro di geografia, anonimo, dove “nella descrizione di Milano vidi, per la prima volta, nominato l’Osservatorio astronomico di Brera, col quale io doveva, più tardi, fare più ampia conoscenza”.
Un operaio della fornace del padre, che si chiamava Miglietti, prestò poi al piccolo Giovanni le Notizie astronomiche adattate all’uso comune scritte dal veronese Antonio Cagnoli. Questo libro diede al futuro astronomo “la prima idea completa e sistematica dell’Astronomia.



Schiaparelli era molto attaccato ai suoi libri: tiene nota di quelli che compera, spesso ne annota anche il prezzo e, prima di partire per il soggiorno a Berlino, si cura di richiedere indietro tutti quelli che aveva dato in prestito ai suoi amici.
E, quando diventa direttore a Brera, compera per la Biblioteca dell’Osservatorio un preziosissimo incunabolo; di questo parleremo ancora.

Crediti: La Repubblica online; Biblioteca dell’Osservatorio astronomico di Brera

lunedì 7 giugno 2010

Eccolo a Brera


Il Ministro dell’Istruzione Gabrio Casati scrive alla Legazione di Sua Maestà il Re di Sardegna presso la Corte Imperiale di Pietroburgo.


Torino, 18 novembre 1859

Prego la Signoria Vostra Illustrissima di voler compiacersi d’annunziare all’Ingegnere Giovanni Schiaparelli, che trovasi a Pietroburgo per uno studio di perfezionamento nell’astronomia, essersi Sua Maestà con Decreto del 6 corrente novembre, degnata di nominarlo a Professore e Secondo Astronomo presso il Reale Osservatorio di Brera in Milano, assegnandogli a partire dal primo corrente novembre l’annuo stipendio di Fiorini nuovi mille cinquecento settacinque (1.575) sui redditi del Legato Oriani.”

Schiaparelli partì da Pulkovo il 31 maggio 1860 e prese servizio a Milano alla fine di giugno. Il 24 aprile 1861 la scoperta dell’asteroide Esperia segnò l’inizio della sua brillante carriera. Il 29 agosto 1862 morì Francesco Carlini, il vecchio direttore dell’Osservatorio. L’8 settembre dello stesso anno Schiaparelli venne nominato direttore.

Crediti dell’immagine: Archivio Storico dell’Osservatorio di Brera, Corrispondenza Scientifica, cart. 139