lunedì 2 agosto 2010

FRESCURA SPAZIALE



“Ancora una cosa, e poi ho finito. Nelle regioni più elevate dell'atmosfera, dove si accendono le stelle cadenti regna un freddo estremamente intenso, e più intenso è ancora il freddo che regna nello spazio planetario, la cui temperatura secondo le stime più modeste sarebbe di circa 150° sotto lo zero. Anzi altri pretendono che sia addirittura di 273°, che è il più gran freddo possibile e corrisponde alla mancanza totale di calore. Come dunque, direte voi, come avviene che in luogo così freddo la materia delle stelle cadenti possa riscaldarsi al punto da sciogliersi in vapori? E dove prendono il calore a ciò necessario?
Per capir questo basta considerare che quei proiettili celesti entrano nell'atmosfera con una velocità enorme, compresa fra 16 mila e 72 mila metri per minuto secondo: laddove quella delle palle da fucile o da cannone non suole passare molto 500 metri per minuto secondo. … L'aria non ha tempo di far luogo al proiettile, e di sfuggire lateralmente, essa si comprime fortemente davanti alla sua superficie anteriore. Or l'aria compressa con violenza si scalda; e con un calcolo plausibile si trova che il calore sviluppato dalla compressione durante l'avanzarsi della meteora può salire a 10000 gradi e più; il che è quanto basta per fondere qualsiasi corpo più refrattario, e ridurlo anche in vapori.”

da: G.V. Schiaparelli La pioggia delle stelle, conferenza a favore della Pensione Benefica per giovani lavoratrici la domenica 14 febbraio 1886

Crediti: Biblioteca dell'Osservatorio Astronomico di Brera.
Crediti immagine & Copyright: Tony Rowell / Astrophotostore.com - da APOD del 1 maggio 2009

Ci rivediamo con le stelle cadenti del 10 agosto!!

lunedì 26 luglio 2010

PROBLEMI DI IERI, PROBLEMI DI OGGI...



“In tal modo io spiegavo le ali a volo sempre più ardito e più franco verso la desiderata meta; ma ben presto venne la dura realtà a tirarmi giù verso la terra. Per darmi agio a studiare, mio Padre aveva esaurito tutti i suoi piccoli mezzi: era giusto che io cominciassi a pensare a me medesimo. Non dirò delle angoscie morali da me subite in quel tempo. Un tentativo di diventar assistente all'Osservatorio di Torino (allora occupato dal solo plana, vecchiocadente) fu subito respinto. E lo stesso avvenne di altri tentativi analoghi per entrare, in qualche modo, nell'Università; i posti eran tutti occupati. Io sentiva in me che non avrei potuto riuscire né come ingegnere pratico né come architetto, né come uomo d'affari: caddi in una nera malinconia e cominciai a dubitare di me medesimo.“

da: G.V. Schiaparelli Lettera autobiografica a Onorato Roux, 1910

Crediti: Biblioteca dell'Osservatorio Astronomico di Brera.
Crediti immagine: Hubble Heritage Team (STScI / AURA), Y. Chu (UIUC) et al., NASA - da APOD del 4 luglio 2003.

domenica 18 luglio 2010

TRA ALIENI E ARIANI…



“Molti negano addirittura la possibilità che esistano nell’Universo esseri intelligenti, o anche solo animati, altrove che sulla Terra.
Il celebre geografo Carlo Ritter soleva cominciare il suo corso di Geografia all’università di Berlino, col dimostrare, che fra tutti i pianeti la Terra soltanto ha le condizioni necessarie per lo sviluppo della vita organica. È vero tuttavia che, poco dopo ei passava a dimostrare che di tutte le regioni del globo, la Germania settentrionale è la più propria allo sviluppo di nobili e perfette qualità nella razza umana.
Nell’un caso e nell’altro i suoi argomenti avevano press’a poco lo stesso peso.”

da: G. V. Schiaparelli, Gli abitanti di altri mondi. Strenna popolare per l’anno 1889 a beneficio dei vecchi tipografi milanesi.
Biblioteca dell’Osservatorio astronomico di Brera

Crediti immagine: "Orbiting Astronaut Reflects Earth" by Clayton C. Anderson, Expedition 15 Crew, NASA - APOD del 23 gennaio 2008

lunedì 12 luglio 2010

Perche` le mappe di Marte di Schiaparelli erano cosi` diverse da quelle di altri astronomi?

La ragione sta tutta nel metodo.
Gli astronomi precedenti (Beer e Maedler, Kaiser, Lockyer, Proctor tanto per ricordarne qualcuno) avevano fondato la loro cartografia “quasi eclusivamente sopra disegni fatti a vista d’occhio”.
Schiaparelli, invece, applica allo studio e alla mappatura di Marte i metodi cartografici appresi negli studi da ingegnere. E infatti così scrive: “Volendo fondare la topografia di Marte su basi esatte, conviene seguire lo stesso principio, che si usa per la topografia terrestre. Un certo numero di punti distinti e facili a riconoscere, distribuiti con la maggior possibile uniformità su tutta la superficie del pianeta, si prende come rete fondamentale e si cerca di ottenerne la posizione con la massima esattezza. Tra questi poi s’interpolano le linee del tracciamento ed i minuti particolari a semplice estimazione d’occhio”.
Le sue mappe, quindi, sono molto più precise, nitide e ricche di particolari.

Ecco la mappa di Maedler e Beer (1841):



Ecco la mappa di Schiaparelli del 1878:



Qui uno dei tanti planisferi di Marte conservati in archivio:


Crediti: Archivio Biblioteca Osservatorio Astronomico di Brera

domenica 4 luglio 2010

4 LUGLIO 1910 - 4 LUGLIO 2010

Schiaparelli 100 anni dopo - Un video dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF) all’Osservatorio Astronomico di Brera (su Astrochannel – La TV INAF aggiornata 24 ore su 24)

























Crediti
: Archivio Storico dell’Osservatorio di Brera, Corrispondenza Scientifica, cart. 187.
Immagine a maggiore risoluzione (10 Mb) al link
4 luglio 2010 - annuncio della morte di G.V. Schiaparelli.


lunedì 28 giugno 2010

PRIMA DELLA PARTENZA: TRANQUILLIZZARE I GENITORI



È il 18 gennaio 1875. Di lì a poco Schiaparelli sarebbe partito per Berlino. Ecco cosa scrive ai suoi genitori:
“Intanto perché siate tranquilli, vi scriverò da Chambery, da Parigi, da Bruxelles, da Colonia e da Berlino, cosichè potrete seguitarmi cogli occhi sulla carta.
Finalmente poi non vado nel paese del Barbari, la Francia e l’Alemagna sono nazioni civili, dove i mezzi di trasporto, di comunicazione e di vita sono anche più facili che da noi, e dove si hanno comodità che noi non abbiamo. Se si trattasse di andar nella China, o nell’interno dell’Africa, i vostri timori sarebbero fondati, ma a Berlino, città di 450 mila abitanti, e la più pulita e la più bella dell’Alemagna, dove per testimonianza di tutti quelli che vi son stati si vive meglio che in qualunque altra capitale, questo timori non sono fondati.
Anzi dovete rallegrarvi che improvvisamente mi si è aperta questa strada d’avanzamento, quale io non avrei mai sperato. E sì che invidiano la mia sorte non solo i miei compagni, ma parecchi dottori di Collegio: prova questa che la mia posizione è assai bella, e molti vorrebbero oggi trovarsi nelle mie brache.”

Crediti: Archivio Storico dell’Osservatorio di Brera, Fondo G. V. Schiaparelli, cart. 370 - Wikipedia (foto): Baeblich-Becker
Scansione da Janos Frecot & Helmut Geisert: Berlin in frühen Photographien 1857–1913. Schirmer/Mosel, Munich 1984. ISBN 3-88814-984-3.

lunedì 21 giugno 2010

CIMELI BIBLIOGRAFICI TRA GALILEO E SCHIAPARELLI

La settimana scorsa il blog ha taciuto, causa preparazione dell’esposizione del Sidereus Nuncius di Galileo Galilei (quest’anno ricorrono i quattrocento anni della sua pubblicazione) al Palazzo Reale di Milano, dove il libro resterà visibile fino al 27 giugno.

Qui qualche immagine dell’avvenimento:
http://milano.repubblica.it/cronaca/2010/06/15/foto/galileo_i_400_anni_del_sidereus_nuncius-4860918/1/

Quale migliore occasione, quindi, per parlare di Schiaparelli bibliografo?

L’amore per i libri accompagnò il nostro per tutta la sua vita. Nella “Lettera biografica ad Onorato Roux” Schiaparelli ricorda addirittura i libri di lettura delle scuole elementari, “un vecchio libro trovato in casa” intitolato La geografia ad uso dei Principi e un altro libro di geografia, anonimo, dove “nella descrizione di Milano vidi, per la prima volta, nominato l’Osservatorio astronomico di Brera, col quale io doveva, più tardi, fare più ampia conoscenza”.
Un operaio della fornace del padre, che si chiamava Miglietti, prestò poi al piccolo Giovanni le Notizie astronomiche adattate all’uso comune scritte dal veronese Antonio Cagnoli. Questo libro diede al futuro astronomo “la prima idea completa e sistematica dell’Astronomia.



Schiaparelli era molto attaccato ai suoi libri: tiene nota di quelli che compera, spesso ne annota anche il prezzo e, prima di partire per il soggiorno a Berlino, si cura di richiedere indietro tutti quelli che aveva dato in prestito ai suoi amici.
E, quando diventa direttore a Brera, compera per la Biblioteca dell’Osservatorio un preziosissimo incunabolo; di questo parleremo ancora.

Crediti: La Repubblica online; Biblioteca dell’Osservatorio astronomico di Brera