martedì 19 ottobre 2010

O tempora! O mores!





Per non essere fatto Senatore

Lettera di G. V. Schiaparelli a Paolo Boselli, Ministro della Pubblica Istruzione, 27 gennaio 1889:

“In una lista ipotetica dei nuovi Senatori, pubblicata dai giornali di quest’oggi, trovo il nome di Schiaparelli. Oltre a me vi sono in Italia diverse persone che portano questo nome e che avrebbero titoli sufficienti alla dignità senatoriale, e se ad alcuna di queste persone si riferisce la nomina in discussione non vi è altro da dire: Vostra Eccellenza può buttar via questa lettera che non ha in tal caso alcun scopo.
I segni di alta benevolenza di cui in altra occasione Vostra Eccellenza ha voluto onorarmi potrebbero tuttavia rendere in qualche modo meno ardita la supposizione che si trattasse del mio povero individuo. Se così fosse veramente la mia riconoscenza verso l’Eccellenza Vostra non avrebbe limiti. Nondimeno dovrei pregarla insistentemente e con tutte le forze di cui sono capace di cancellare quel nome dalla lista e di non farne nulla.
Non è che io non apprezzi come conviene un onore, che è forse la più alta distinzione che la patria possa offrire a quelli che la servono; non è neppure un atto di falsa modestia, che potrebbe anzi interpretarsi come derivante da smisurato orgoglio. Né l’una né l’altra cosa, Eccellenza!
Io non voglio esser Senatore perché non posso adempire ai doveri inerenti a sì elevata dignità. Io non ho la più piccola idea di argomenti politici e amministrativi. Io non posso adattarmi ai lunghi e frequenti viaggi di ferrovia, e nulla valgo nelle discussioni. Io non potrei mai andare al Senato e non sarei quindi un Senatore affatto inutile.
Già ho il dispiacere e il rimorso di essere stato messo per forza nel Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione, alle cui sedute mi è impossibile di assistere e dove sono un membro affatto ozioso.
Se vuole che io faccia qualcosa pel mio Paese mi conceda di non allontanarmi dalla Specola. Qui vi è un grande telescopio che ha costato alla Nazione una grossa somma e che io sono tenuto a far fruttare per la scienza e per l’onore del nostro Paese. Uomini egregi per accrescere lustro al Senato non mancano in Italia: the right man in the right place!
Voglia scusare l’arditezza di questa lettera, la quale forse del resto può essere perfettamente inutile, se si tratta di pensare da me diversamente.
E mi avrà sempre obbediente a tutti i suoi ordini nelle cose che non sovrastano i limiti delle mie forze.
Dell’Eccellenza Vostra devotissimo
G. V. Schiaparelli”.

Schiaparelli si recò a Roma a prestare giuramento in Senato solo dieci anni dopo, il 18 novembre 1898.


Credits: Archivio storico dell’Osservatorio astronomico di Brera, Corrispondenza Scientifica

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